ELABORAZIONE DI VALUTAZIONI SPECIFICHE DEI RISCHI

 Rumore e rilevazioni fonometriche/acustiche (sui luoghi di lavoro e ambientali)

Tramite fonometrie misuriamo l’esposizione dei lavoratori al rischio derivanti dall’utilizzo di macchine/apparecchiature elettriche o dalla presenza di impianti che emettono rumore. Un rischio questo amplificato da molteplici fattori ambientali e strutturali come ad esempio pareti e soffitti riflettenti, particolarità del lay-out e spazi privi di elementi separatori oltre al problema rappresentato dalle stesse fonti e sorgenti di rumore le cui emissioni possono risultare aggravate dalla scarsa manutenzione, dall’obsolescenza e vetustità di macchine e impianti. Risulta quindi indispensabile effettuare una elaborazione di valutazioni specifiche dei rischi.

È importante, come prescritto dal D. Lgs. 81/2008 in attuazione della la direttiva 2003/10/CE relativa all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (rumore), che il livello di esposizione personale del dipendente (di norma abbreviato sotto la sigla LEP) si collochi entro gli 80 dB(A), la collocazione errata comporta onerose sanzioni da parte dell’autorità vigilante, in questo caso l’ASL territorialmente competente. Vale, come per altre tipologie di rischio, oltre al fattore intensità anche il tempo di esposizione alla sorgente da parte del lavoratore. Questo livello è facilmente superabile nell’arco di pochi minuti dai macchinari più rumorosi, fra le molte attività produttive e di servizi che solitamente finiscono sempre col superare tale limite possiamo trovare tintorie, lavanderie industriali, le macchine agricole, mattatoi, mulini, lavori stradali, carpentieri edili, falegnamerie, carrozzerie, gommisti, e ovviamente le discoteche.

I danni conseguenti ad una errata gestione dell’inquinamento acustico sul posto di lavoro non si limitano alla ben nota ipoacusia (sino a sfociare in sordità) ma includono fra gli effetti collaterali l’aumento della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna, disturbi al sistema nervoso e neurovegetativo (i quali si manifestano con emicrania e vertigini). Inoltre, l’elevata esposizione al rumore diminuisce la capacità lavorativa e soprattutto può accrescere, oltre allo stress, gli infortuni sul lavoro, per la difficoltà nell’individuare la percezione dei segnali acustici e di allarme (il cicalino della retromarcia del muletto, o il suono dell’allarme antincendio). (fonte: http://www.medicinalavoro.uniss.it/joomla/docenza/triennali/rumore.pdf )

 

– Vibrazioni e rilievi vibrometrici

Effettuiamo vibrometrie per la valutazione dell’esposizione dei lavoratori al rischio derivante dall’utilizzo di macchine/apparecchiature che trasmettono vibrazioni, come noto queste ultime rappresentano un importante fattore da considerare.  La misurazione del livello di vibrazione si ottiene utilizzando uno strumento, l’accelerometro, applicato all’impugnatura dell’attrezzo o al sedile della macchina monitorata. Dalla lettura e dall’interpretazione della misura si ottiene il valore di “accelerazione equivalente”, valore medio che tiene conto delle variazioni di frequenza e di intensità delle vibrazioni durante il tempo di misura ritenuto, dal soggetto che effettua la misurazione, rappresentativo della lavorazione.

Sono state per questo motivo emesse nel corso degli anni alcune direttive europee in merito, a partire dalla c.d. “Direttiva macchine” a tutela degli operatori di macchinari, man mano assorbite nel Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro del 2008 (Capo III ‐ Protezione dei Lavoratori dai Rischi di Esposizione a Vibrazioni). Le vibrazioni sono un fattore di rischio per due macroaree n ragione dei differenti effetti prodotti a seconda del loro punto di ingresso nel corpo umano: al sistema mano‐braccio e al corpo intero,

La tipologia di utensili interessati è varia quanto il tipo di industrie coinvolte, include scalpellatori, scrostatori, rivettatori, martelli (perforatori, demolitori, picconatori e sabbiatori), trapani a percussione, avvitatori ad impulso, motoseghe, decespugliatori fino a strumenti altrimenti sottovalutati sotto questo aspetto come i trapani da dentista, che potrebbero indurre un insieme di disturbi neurologici e circolatori e lesioni osteoarticolari a carico degli arti superiori.

Se da un lato gli utensili sopra citati riguardano solo un tipo di vibrazioni, quelle al sistema mano-braccio, è necessario tenere in considerazione pure quelle trasmesse all’intero corpo da macchinari come ruspe, pale meccaniche, escavatori, trattori, mietitrebbiatrici, carrelli elevatori che possono provocare lombalgie, lombosciatalgie, pondiloartrosi, discopatie e, anche se più difficilmente collegabili al rischio, disturbi psicosomatici.

Alla luce dei risultati dei rilievi vibrometrici si deciderà quali azioni intraprendere per eliminare l’esposizione al rischio o nel caso non sia possibile, ridurla al minimo tramite una serie di provvedimenti e di misure tecniche ed organizzative, volte a ridurre al minimo l’esposizione che vanno dall’adozione di idonei DPI, alla formazione specifica, al ripensamento dei metodi di lavorazione ecc..

 

– Rischio Chimico

La valutazione dell’esposizione dei lavoratori al rischio derivante dalla presenza e utilizzo di agenti chimici e preparati pericolosi (tra cui si collocano anche i prodotti di pulizia) viene normata anch’essa dal già citato Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro e successive modifiche, rispondendo così all’esigenza di conciliare la libera circolazione dei prodotti chimici con un elevato livello di protezione per la salute umana e di tutela dell’ambiente.

Il documento normativo degli agenti chimici è disponibile dal sito del Ministero del Lavoro (qua il link).

Ci si dovrà quindi attenere, oltre al Testo Unico, nel caso specifico ai Regolamenti REACH, CLP e alle schede di sicurezza (SDS) per il rischio derivante da agenti chimici pericolosi, e cancerogeni e mutageni. Sarà bene ricordare che fra le sostanze prese in esame dal documento ministeriale succitato risulta pure esplicitamente elencato l’amianto, al capo III del Titolo IX, cui viene dedicato un paragrafo a se stante.

In un quadro più generale di sicurezza di ogni sostanza o miscela presente negli ambienti lavorativi, devono essere noti sia la composizione chimica e le caratteristiche chimico-fisiche che quelle relative alla sicurezza nell’utilizzo, nella manipolazione e nello stoccaggio (tensione di vapore, limiti di infiammabilità, eventuale incompatibilità con altri prodotti ecc). Queste informazioni possono essere ricavate dalla SDS (schede di sicurezza) disciplinata dall’Art.31 del Regolamento REACH e dal Regolamento (UE) numero 453 del 2010 di aggiornamento all’Allegato II del REACH.

Riassumendo, il rischio chimico per la salute si riferisce alla probabilità che possa insorgere una malattia professionale dal contatto prolungato nel tempo con tali elementi, mentre  il rischio chimico per la sicurezza è riferito alla probabilità che possa verificarsi un infortunio derivante dalla proprieta chimiche del prodotto stesso (corrosivo, irritante ecc.).

 

 Stress da lavoro correlato e organizzazione del lavoro

La valutazione dei rischi deve riguardare tutti i rischi e quindi anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato.

Dato che lo stress da lavoro-correlato produce effetti negativi sull’azienda in termini di impegno del lavoratore, prestazione e produttività del personale, incidenti causati da errore umano, turnover del personale ed abbandono precoce, tassi di presenza, soddisfazione per il lavoro, potenziali implicazioni legali è di fondamentale importanza analizzare approfonditamente (anche con l’aiuto del medico competente e se necessario di uno psicologo) tutti questi aspetti.

Lo stress è uno stato, che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali e che consegue dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti. L’individuo è capace di reagire alle pressioni a cui è sottoposto nel breve termine, e queste possono essere considerate positive (per lo sviluppo dell’individuo stesso), ma di fronte ad una esposizione prolungata a forti pressioni egli avverte grosse difficoltà di reazione. Inoltre, persone diverse possono reagire in modo diverso a situazioni simili e una stessa persona può, in momenti diversi della propria vita, reagire in maniera diversa a situazioni simili. Lo stress da lavoro può essere causato da vari fattori quali il contenuto e l’organizzazione del lavoro, l’ambiente di lavoro, una comunicazione “povera”, ecc.

I sintomi più frequenti sono: affaticamento mentale, cefalea, gastrite, insonnia, modificazione dell’umore, depressione ed ansia, dipendenza da farmaci. I fattori che causano stress possono essere : lavoro ripetitivo ed arido,carico di lavoro e di responsabilità eccessivo o ridotto,rapporto conflittuale uomo – macchina,conflitti nei rapporti con colleghi e superiori,fattori ambientali (rumore, presenza di pubblico…),lavoro notturno e turnazione

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